Il seme della violenza

a cura della Psicologa Francesca Alberti
Si è svolto venerdì pomeriggio a Pietrasanta il convegno intitolato Il seme della violenza.Violenza interpersonale e violenza sugli animali. È stato il settimo incontro di una serie di convegni volti a informare e sensibilizzare i cittadini sul tema della violenza sugli animali che può essere perpetrata trasversalmente sui minori e all’interno delle famiglie, visto il recente caso di cronaca che ha visto coinvolti i cittadini di Pietrasanta, dove un cagnolino Pampero è stato ucciso brutalmente a calci da un gruppo di giovani. Inoltre si è parlato della revisione del codice penale con un inasprimento delle sanzioni sul maltrattamento degli animali, dove finalmente l ‘animale è stato considerato un essere senziente. Hanno partecipato la criminologa e neurologa Giovanna Bellini che ci ha spiegato l’importanza della consulenza tecnica nei casi di maltrattamento in famiglia e sugli animali.

Spiegandoci come la violenza domestica riguarda ogni forma di abuso psicologico, fisico sessuale e varie forme di comportamenti coercitivi esercitati per controllare emotivamente una persona che fa parte del nucleo familiare. Un fenomeno diffuso in tutti i paesi e in tutte le classi sociali senza distinzione di età razza o etnia. Le conseguenze di questo tipo di violenza protratta nel tempo lasciano segni sul piano relazionale portando la vittima all’isolamento e per vergogna non denuncia. La vittima impara nel tempo a sopportare entrando in uno stato di sudditanza psicologica, con sentimenti di svilimento causati dalle continue minacce e offese, evita di parlarne con amici e parenti per evitare procedimenti penali e l’intervento dei servizi sociali. Quando il minore cresce in questo clima si parla di violenza assistita, una forma di violenza domestica che consiste nell’esporre direttamente o indirettamente i figli ad aggressività verbale/fisica/psicologica tra persone legate a loro affettivamente o compiuta da queste su oggetti o animali. Questo tipo di violenza crea un’alleanza del genitore violento col bambino abusato, trascuratezza e allontanamento del genitore sottomesso, induzione del senso di colpa da parte del genitore abusato è un attaccamento disorganizzato. Nel lungo periodo si ha un effetto domino che porta il minore a riprodurre comportamenti violenti sui compagni con atti di bullismo, una ridotta o essente manifestazione dei sentimenti/emozioni, bassa empatia, il disprezzo verso i più deboli e di tutte le persone che non utilizzano la forza per risolvere conflitti, abuso di sostane e disturbi della personalità. Il 70% delle donne maltrattate in famiglia hanno subito dai maltrattanti violenza assistita sul proprio animale domestico, più del 30% dei loro figli hanno ferito o ucciso animali e nell’80% delle case in cui sono stati segnalate trascuratezze su animali c’erano anche abusi e trascuratezze sui bambini. Tutte le forme di violenza portano nel tempo ad alterazioni cerebrali, che fanno vivere il minore in continuo allarme provocando nei casi più gravi un disturbo post traumatico da stress. Molto interessante è stato l’intervento della nostra psichiatra psicoterapeuta la dottoressa Lavinia Rossi che ci ha spiegato l’importanza dei fattori predittivi importanti per prevenire il germogliare del seme della violenza. Per fattori predittivi si intende quei tipi di violenza di bambini/adolescenti vs animali associata a disturbi in fieri e conseguenti atteggiamenti e comportamenti violenti nei confronti delle persone. La crudeltà vs gli animali può essere quindi indicatore potenziale di una situazione esistente patogena in atto. Tra i segnali predittivi di potenziali comportamenti antisociali e/o criminali in età adulta abbiamo aggressioni, crudeltà fisica verso gli animali o persone, atti di distruzione di proprietà utilizzando spesso il fuoco, furti caratterizzati dalla presenza di una vittima con borseggio, estorsione e rapina. In psichiatria il maltrattamento degli animali si può trovare: nelle parafilie ( Sadismo, Zooestreria, Feticismo);nel Disturbo di Personalità Antisociale; nella Schizofrenia;  nei Disturbi del Controllo degli impulsi, Ossessivo-compulsivo e da uso di sostane. Nel DSM-IV il Sadismo è quella condotta psichica per la quale un individuo trae piacere dal dolore fisico e morale, inflitto ad altri. Vi può essere Perversione erotica in cui il godimento sessuale è legato alla rappresentazione mentale di una sofferenza altrui o al compimento di atti che provocano uno stato di frustrazione alla vittima. Le fantasie e gli atti sadici sono legati a senso di controllo e dominio sulla vittima come imprigionare, bendare, mutilare e procurare ferite fino alla morte. Possiamo trovare casi di ZOOSADISMO una forma di sadismo verso gli animali. La pulsione aggressiva si manifesta già nella prima infanzia si ha soddisfacimento in azioni lesive o nell’uccisione di animali, nonché nell’assistere a scene cruente. In età adulta può portare a difficoltà a mantenere relazioni affettive stabili e il rischio di dipendere da alcol o droghe. Lo zoosadismo viene praticato anche da soggetti adulti che sublimano con questa modalità comportamentale l’aggressività repressa. In rete si possono trovare numerosissimi filmati tra i più bizzarri ricordiamo il Crush Fetish una forma di feticismo che consiste principalmente nel desiderio di vedere altri individui (generalmente il proprio o potenziale partner) calpestare con i tacchi animali (pulcini o gattini) o insetti. In genere il calpestare con i piedi è la pratica più in uso, anche se altri metodi potrebbero essere usati come ad esempio sedersi sull’oggetto o sull’animale. Sono intervenuti inoltre gli avvocati Concetta Gugliotta, Mauro Domenici e Michele Vita che ci hanno spiegato che grazie al trattato di Lisbona nell’articolo 13 ha definito gli animali come “esseri senzienti”, decretando che i paesi devono tenere conto del benessere degli animali in quanto essere senziente, cioè esseri in grado di avere autocoscienza e consapevolezza di sé, individui a tutti gli effetti e non più oggetti di proprietà. Quindi atti di maltrattamento, tortura o crudeltà fino all’uccisione dell’animale rappresentano non solo un indice di psicopatologia di una società malata ma un reato penale regolato dal nostro ordinamento dall’articolo 544 del codice penale con la reclusione da 3 a 18 mesi o con una multa da 5,000 ad euro 30,000, con l’aggravante che se in caso di maltrattamento/abuso e sevizie che portino alla morte dell’animale, la pena è aumentata della metà. Inoltre è bene ricordare che secondo Art. 7 l. 189/04 enti e associazioni possono costituirsi parte civile nel processo contro l’autore del reato, e tutti i soggetti che vengano a conoscenza del reato, durante lo svolgimento delle proprie mansioni (come ad esempio i veterinari, liberi professionisti o dipendenti delle aziende sanitarie locali), vige l’obbligo di denunciare il reato alle autorità. Concludo dicendo che i reati contro gli animali non sono reati di serie b ma il seme della violenza e chi commette crudeltà sugli animali è socialmente pericoloso. É attivo un numero gratuito antiviolenza e stalking il 1522 dove una task force interstazionale formata da personale socio sanitario (infermieri, medici, psicologi, assistenti sociali ecc) garantirà assistenza gratuita alla vittima.

 

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