Avv. MASSIMO FOCACCI –  Associazione Controinformazione Medica di Pietrasanta

Avv. MASSIMO FOCACCI –  Associazione Controinformazione Medica di Pietrasanta

Io leggo un po’ parlo, insomma vado un po’ a estro. La legge 685 del 22 dicembre del ’75 entrò in vigore senza i rituali 15 giorni di vacatio, è lecito supporre che il legislatore giudicasse urgentissima la sua applicazione. Il problema giuridico più importante per chi voglia coglierlo ma è senza dubbio chiedersi: “come mai ancora nel ’79 questa legge è totalmente o quasi totalmente disapplicata?”.

Questo succede abbastanza spesso per quelle leggi che prevedono strutture complesse da organizzarsi in tempi lunghi ma subito venne chiarito anche da parte della Regione Toscana che non era necessario ricorrere alla creazione di particolari impianti specialistici, visto che la legge riferiva la cura dei tossico-dipendenti alle normali strutture sanitarie, presenti nel territorio, e che a queste strutture non si richiedevano prestazioni, è chiaro per il momento poi, particolarmente difficile.

All’indomani del 22 dicembre, dunque si richiedeva a queste strutture già esistenti, un cambio di atteggiamento, un intervento, che venisse sancito dagli artt. 95 e 96, come diritto al tossicomane, e successivamente agli articoli 100 e successivi, come un suo obbligo preciso, quello di sottoporsi ad un certo trattamento.

Il legislatore aveva quindi immaginato da un lato la Società buona, con le sue strutture, tutta tesa ad applicare la legge, e dall’altro il tossicomane, deviato e cattivo, che a questa legge voleva sottrarsi. Ma chi si sottrae agli obblighi di legge sono i medici, e i politici glie lo consentono. I tossicomani al contrario percepiscono il bisogno di essere posti in cura, di trovare un’alternativa al mercato nero. Vanno dai medici, vanno agli ospedali, vengono respinti e nella migliore delle ipotesi curati talmente male che spesso sono costretti ad andarsene da soli.

Noi leggevamo Cancrini denunciare sul Corriere della Sera che i tossicomani fuggivano dagli ospedali in crisi di astinenza, quella crisi che oggi inspiegabilmente mette in dubbio. Aperti alcuni dei nostri ospedali dopo mille difficoltà, al tossicomane, qui succede la stessa cosa, e questo è solo un aspetto della sistematica violazione dei diritti del paziente quale è il tossicomane. Per questo la stragrande maggioranza dei consumatori di eroina resta a bucarsi nelle strade, nonostante che sia composta questa maggioranza di giovani che chiedono a gran voce il rispetto dei diritti enunciati dalla legge.

Il quesito che intendiamo rivolgere ai magistrati, qui convenuti è questo, a fronte di questi diritti, esistono obblighi o no da parte di chi li deve assistere? Quali sono i messi, gli strumenti che tutelano questi diritti in maniera concreta? Perché a noi pare che dal 22 dicembre in poi si sia inaugurata una serie di azioni, per vanificare questo strumento legislativo, che non è uno strumento perfetto, però contiene diversi punti qualificanti, proprio riferendoci ai diritti del tossicomane. Il rifiuto della classe medica si mise in moto subito, ed è tuttora mobilitato. Il Ministro Tina Anselmi ha emesso due decreti ministeriali, che sono contrari ed annullano disposizioni precise contenute nella 685.

Vediamolo in breve. Il metadone, per esempio, si riparla sempre del metadone, è incluso nelle tabelle di cui all’articolo 12, e agli articoli 42 e 43 della legge, si stabilisce l’uso che i medici possono fare di questa sostanza, sia direttamente che ricettandola in sciroppi o in fiale.

Il Ministro circoscrivendo questo farmaco, dentro gli ospedali, in un primo momento ha violato la legge agli articoli 42 e 43 e visto che a tutt’oggi risulta il metadone una sostanza importante per la terapia sostitutiva, di fatto, anche dopo l’altro decreto, quello del 4 agosto, tutti quei presidi sanitari che non siano gli ospedali, indicati dall’art 90, vengono esonerati dai loro obblighi. Sono perciò disposizioni, queste del decreto ministeriale molto riduttive, e non a caso, fra l’altro, proprio rispetto a chi deve intervenire sotto il profilo sanitario, di fronte al problema della droga.

Un medico condotto, può per esempio dire al tossicomane, che gli chiede un intervento a norma di legge, che lui lo farebbe volentieri, ma che lui non può usare il metadone. Questo per dimostrare, che quando i diritti sanciti dalle leggi appartengono a minoranze deboli e non organizzate come in questo caso, nessuno degli organi dello Stato è disposto a garantirli effettivamente contro chi li disattende. Sono molto attivi gli organi dello Stato a livello di 113, è anzi lo stesso Ministro della Sanità che con questi decreti vanifica precise disposizioni di una legge nel Parlamento.

Rubo anco tre minuti, ma tanto qui siamo in tanti che si ruba il tempo.

Siccome, qui si parla più che altro, dei medici, allora qui siamo fissati sempre sul discorso che si delega al medico ecc…

L’obbiettivo è evidente il passaggio della settorializzazione, dalla medicalizzazione alla socializzazione? Quindi la risposta, sapete tutti, non è soltanto medica, può anche non essere prevalentemente medica, però lo è, e la legge indica anche quando e come deve esserlo. Però io dico questo, a parte il fatto che il superamento della criminalizzazione è tutto da dimostrare e sembra già un discorso un po’ utopistico; perché oggi si crede superata tale fase mentre questo è avvenuto, forse, solo nella mente del legislatore. Però è evidente che nell’opinione pubblica, nella classe medica, in tutti gli ambienti, anche quelli legali e nella Magistratura la tendenza a vedere il drogato criminale, insomma è ancora radicata.

Non si parli poi degli ambienti delle Questure. Quindi dicevo anche se l’obbiettivo da raggiungere può essere quello della socializzazione, cioè di far risolvere il problema da tutte le componenti della società, quindi da diverse strutture anche contemporaneamente, è però indicativo del superamento della fase criminalizzante e della fase medicalizzante, per indirizzarsi verso quella socializzante, il tipo di risposta che la struttura sanitaria, che mi sembra dovrebbe essere quella che in questo problema dovrebbe entrare proprio con la maggiore delicatezza, dà alla sofferenza e all’ansia del tossicomane. È indicativo, che fino ad ora la risposta del sanitario è stata una fuga del problema, questo prima e dopo la legge. Ora, oltre che della fuga del sanitario si potrebbe parlare della fuga del farmacista, anche perché i farmacisti, l’ho constatato direttamente, a volte che sono andato a cercare certi tipi di medicinali con tanto di ricetta regolare, hanno anche abusato credo, di eccesso di potere e a volte si sono sostituiti ai medici anche senza la laurea in medicina.

Quindi dicevo, che la risposta dei medici finora è stata, nella maggior parte, una risposta di fuga dal problema cioè una porta chiusa in faccia, un buon consiglio quasi da psicologo da parte di chi è invece medico, paternalistico, e cosi è finito l’intervento. Ora a me sembra, appunto è stato giustamente detto da Meucci, che fra i medici i più sono fuggiti dal problema, soprattutto non accettando, non andare a chiedere nella provincia, il ricettario particolare quello, mi sembra, di colore giallo. E questa cosa che è una cosa molto grave, è stata detta così, anzi è giusto che sia stata tirata fuori, però, dicevo, questa latitanza dei medici ha tutte le conseguenze, perché il punto qualificante di questa legge, a livello dell’intervento sanitario, nei limiti dell’intervento sanitario, senza escludere gli altri interventi, era proprio quello di tirare in ballo e di coinvolgere tutta la classe medica, personale sanitario e paramedico, farmacisti, ecc… Questo era il discorso. E si è verificato così il fatto, appunto dei medici che, intanto che il decreto ministeriale ha limitato in un primo tempo questo settore, si sono sentiti scaricati questo problema delegandolo agli ospedale. E questo è un errore, perché, ripeto, tutti i medici devono intervenire.

Quindi, questo è un punto, secondo me, qualificante dalla legge, cosa che, ripeto, viene piano piano, anche vanificata dai decreti. Quindi, ripeto, le conseguenze di questa latitanza dei medici sono state e sono piuttosto gravi anche oggi. Perché il fatto che un medico non ha preso il ricettario, vuol dire che quando il tossicomane, più o meno malato, più o meno deviato, insomma uno che è in crisi per questo motivo va da lui, questo può anche sentirsi tranquillo, perché dice: “anche se il metadone si potesse fare, mi manca il ricettario”. E tante volte è stato detto. E quando il medico ha chiuso la porta in faccia al tossicomane, il tossicomane poteva anche “andà a morì ammazzato”, andava al mercato nero ecc… E questa, ripeto, non è una risposta socializzante; ripeto, poi i pochi medici volenterosi, come quelli degli ospedali, i quali, si è voluto ghettizzarli e si è voluto costringerli a un tipo di intervento piuttosto limitato. Questi medici volenterosi non hanno ancora superato, questo è dimostrato dai procedimenti in corso, mica solo a Pietrasanta, fra l’altro che lì sono pochi, in altre parti saranno anche di più, dico, caratterizzato dal mancato superamento nella testa dei medici della fase della considerazione del drogato come un criminale, tutto sommato, cioè una persona i cui diritti, in qualche modo sono diritti riconosciuti sì da una legge, ma sono solo diritti di “serie B”. Questi medici, possono, perciò delegare qualcun altro all’esterno che si sa che non esiste.

Io ho finito, volevo dire anche altre cose, ma mi sembra di rubare troppo tempo.

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